La Via degli Dei, da Bologna a Firenze tra storia e natura

Camminare, in un mondo sfuggente, come quello di oggi, può esser visto da molti come un gesto folle, di ribellione, come un “ma chi te lo fa fare?”. Smisi di chiedermi “perché lo faccio”. Sapevo esattamente che qualsiasi risposta sarebbe arrivata lungo il cammino, lentamente, come i miei passi, per insegnarmi tutto al momento giusto. 

La giornata di un viandante comincia presto: non erano ancora le 8 del mattino, ma io ero già in Piazza delle Medaglie d’Oro a Bologna, pronta ed entusiasta a percorrere i 121 chilometri della Via degli Dei. Intorno a me, c’erano molti uomini in giacca e cravatta. Camminavo, con le mie scarpe sgangherate, appena dietro due di loro ed ascoltai un pezzo dei loro discorsi:

“Che programmi hai per oggi?”

“Non faccio più programmi, fisso solo un obiettivo”

Proseguii per Piazza del Nettuno con un grande sorriso, quella frase in testa e con la convinzione che ciò che si apprezza di più in un viaggio, si trova proprio in tutto quello che di bello può succedere nel mezzo del percorso. La Via degli Dei è un cammino che collega Bologna a Firenze e, guarda caso, tra queste due città, ci sono i piccoli borghi e i boschi incontaminati dell’Appennino Tosco Emiliano.

la via degli dei

Continuando verso Porta Saragozza, arrivai finalmente al famoso porticato più lungo del mondo che conduce fino al santuario della Madonna di San Luca. Era la prima volta, per me, a Bologna e rimasi sbalordita nel notare come le 666 arcate, sinuosamente, si snodano per quasi 4 chilometri dal centro città fino al Colle della Guardia.

Accompagnata da una banda scatenata di bambini in gita al Parco Talon, procedo, sempre alla destra del fiume Reno fino ad arrivare ai Prati di Mugnano, fuori città. Da qui, il panorama è imperdibile e capii, solo in quel momento, il motivo per cui San Luca, assieme alle due Torri, è il simbolo per eccellenza della città di Bologna. Ben presto, divenne un punto di riferimento anche per me: tutte le volte che puntavo lo sguardo verso nord, scorgevo il Santuario, sempre presente.

La pioggia non tardò ad arrivare e in pochi minuti mi ritrovai coperta di fango dalla vita in giù, alla ricerca di un paesino che non arrivava mai. Mi fermai solo quando fui completamente travolta dall’acqua, impossibilitata anche a piantare la mia tenda da qualche parte. Trovai un B&B sulla strada, di cui ricordo con gran piacere il caminetto accesso per il freddo di fine maggio, il colorato orto botanico e il “condominio delle api solitarie”.

La rugiada ancora addormentata sulle fronde rigogliose e il vento fresco delle prime ore della giornata, mi diedero la carica per una seconda tappa che comincia tutta in salita, verso l’aspra ed imponente vetta del Monte Adone. Seduta ai piedi della croce, sulla vetta del monte, tirai un sospiro di sollievo osservando lo spettacolare paesaggio stagliato davanti ai miei occhi.

Notai una cassettina di metallo: all’interno, c’era un quadernino in cui tutti i passanti avevano annotato qualche loro pensiero. Mi fu impossibile non lasciare un messaggio di incoraggiamento per i prossimi escursionisti.

La Via degli Dei, ha preso questo nome perché lungo l’itinerario si trovano luoghi d’interesse come il Monte Adone, Monte Venere, Monte Luario e anche Monzuno (Mons Iovis, Monte di Giove) dove decido di fermarmi per la notte. Prima di continuare, alla ricerca di un posto dove accamparmi, mi fermai al piccolo bar del centro. Fate una sosta anche voi, il proprietario è sempre entusiasta di scattarsi una foto con tutti i viandanti di passaggio. In più, quel semplice gesto, fu in grado di cambiare le mia giornata: mi offrirono ospitalità al rifugio degli Alpini di Monzuno e, ammetto, che dormire circondata da un forte odore di mosto, non mi era mai capitato prima!

Il terzo giorno rimasi colpita da un piccolo cancello lungo la Via. Per me, che sogno sempre ad occhi aperti, era come l’entrata per un mondo fatato. Non mi sbagliavo poi molto: il castagneto, subito dopo, lascerebbe chiunque a bocca aperta. Qui, le indicazioni bianche e rosse del CAI sembrano giocare a nascondino tra i tronchi di alberi secolari, il muschio e la roccia.

Il cammino, continua su una strada sterrata intrisa di misteri del leggendario Monte Venere, piccoli rifugi per gli animali selvatici e “sculture di vento” a Ca’ De’ Paiarin fino a Madonna dei Fornelli, finale di questa tappa.

Le impronte dal passato che affiorano in superficie, permettono di viaggiare indietro nel tempo, quando la Via degli Dei era ancora percorsa dagli Etruschi e poi dai Romani che costruirono la Flaminia Militare di cui si scorge, ancora oggi, qualche ritrovamento intatto.

L’entrata in Toscana è inconfondibile e, per me, fu la tappa e la giornata più bella di sempre: una lunga camminata completamente immersa nel bosco e a contatto con la natura in direzione del Passo della Futa. I rumori erano solo quelli di un leggero vento che soffiava sulle foglie degli alti fusti di faggio da cui ero circondata. La visita al più grande cimitero militare germanico non poteva far altro che colmare questa particolare giornata di silenzio, contemplazione e riflessione.

la via degli dei

Da San Piero a Sieve, si potrebbe arrivare direttamente a Firenze con un’unica tappa di 33 chilometri, ma da brava viaggiatrice lenta ho diviso la tappa in due e mi sono goduta l’ultima salita fino al Convento di Monte Senario. Dal bosco, sembra quasi una edificio spettrale, ma in realtà è un luogo pieno d’arte e di storia, che offre una vista panoramica sull’Appennino appena attraversato e sulla valle della Sieve. Un casuale incontro con un conterraneo, mi garantì un posto dove dormire a Bivigliano, l’ultima notte sulla Via.

Il ripetitore che la guida dava come unico punto di riferimento per non perdere il sentiero, non era assolutamente visibile, nella mia ultima tappa verso Firenze, a causa della fitta nebbia di quel giorno. Di solito, da Poggio Pratone si intravede la Cupola del Brunelleschi, ma purtroppo non riuscii a vedere molto. Per fortuna, senza perdermi, arrivai a Fiesole. Ormai, la strada era tutto d’asfalto e in discesa, ma le difficoltà arrivarono dall’alto con pioggia e fulmini che mi costrinsero ad accettare il passaggio offerto da un gentile passante che mi vide camminare sotto l’acquazzone.

Arrivare in Piazza della Signoria è a dir poco emozionante ma tornare in città non è stato affatto semplice. In una settimana sull’Appennino, conto le persone incontrate, sulle dita di due mani. Il bello è che nessuno ha mai esitato, neanche per un secondo, ad avvicinarsi, parlare, camminare insieme a me o a condividere qualcosa da mangiare.

La Via degli Dei è molto più di un semplice percorso di trekking: è un sentiero che ha riportato in vita luoghi per troppo tempo rimasti sopiti tra i monti. Luoghi dove la gente è ancora ospitale ed altruista, e dove il vostro io più profondo vi sta aspettando per incontrarvi lontano dalla frenesia di tutti i giorni.

Racconto e foto di Jessica Mammozzetti

 

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