Hong Kong: tra grattacieli e profezie

Prima di partire per Hong Kong avevo le idee ben chiare su cosa vi avrei trovato: una città moderna, all’avanguardia e disseminata di grattacieli ed edifici futuristici. Guida alla mano, immaginavo cosa avrei potuto visitare in un’efficiente grande metropoli.

Hong Kong mi smentì sin dal mio arrivo.

Vicino all’aeroporto, la collina di Lantau domina la zona limitrofa con il grande Tian Tan Buddha a coronarla. L’immensa statua è raggiungibile grazie a una cabinovia (solitamente con una coda piuttosto affollata), che arriva fino al villaggio sottostante di Ngong Ping. L’atmosfera che si respira qui è molto diversa da quella di una grande città: la vista sulle colline alberate è a perdita d’occhio, e il tempio, tranquillo e silenzioso, accompagna la maestosità della grande statua.

Qui il tempo sembra essersi fermato: nel tempio, le persone recano i loro omaggi e accendono bastoncini di incenso. La scalinata per arrivare al grande Buddha offre una vista mozzafiato una volta raggiunta la cima. Fuori dal villaggio, le strade sono poco affollate e vi si posso incontrare animali al pascolo. Mi capitò di trovare una mucca seduta alla fermata dell’autobus! Il fatto, che a me parve alquanto singolare e buffo, sembrava essere completamente tralasciato dagli abitanti locali (e io che avevo immaginato uffici ed eleganti uomini d’affari!).

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Le sorprese però non erano ancora finite. Lo skyline che mi ero aspettata di vedere era in effetti magnifico, dalla passeggiata di Tsim Sha Tsui. Qui ogni sera è anche possibile ammirare lo spettacolo delle luci che danzano sopra le facciate dei grattacieli stessi: divertente, soprattutto perché molto simile a un enorme videogioco. Ma la città, animata tutta la notte, vive soprattutto nel quartiere di Mong Kok dove è possibile perdersi nel mercato notturno di milioni di bancarelle che vendono vestiti, gadget, cibo e qualunque altra cosa immaginabile. È quasi impossibile muoversi perché la direzione è imposta dal flusso della folla stessa.

La splendida e caotica confusione tipicamente asiatica è qui viva specialmente nelle ore notturne.

I taxi, spesso scalcinati, corrono nel traffico furibondo di questa macchina incredibile. Ne presi uno il cui bagagliaio era tenuto chiuso da semplici corde e i miei bagagli rimbalzarono vistosamente sotto i miei occhi per tutto il viaggio. Per non parlare dell’autista che non guardava neanche la strada, ma solo i suoi quattro cellulari appoggiati sul cruscotto! Anche prendere la metro è un’impresa piuttosto complessa vista la mole immensa di persone che si riversano al suo interno.

A Hong Kong coesiste un impossible incrocio di cultura orientale con alcune imposizioni di stampo tipicamente occidentale. I grattacieli, altissimi, sono in realtà sovrapposizioni di microscopici appartamenti, ognuno dotato di un visibilissimo climatizzatore esterno. Sotto, le innumerevoli botteghe che vendono oggetti o preparano noodles ricordano quanto la vita sia ancora intensamente asiatica, nonostante sopravviva schiacciata (fisicamente e metaforicamente) in mezzo alle giganti costruzioni e uffici all’occidentale. I cantieri aperti sono innumerevoli e le impalcature fatte di bambù colpiscono un occhio attento.

Piccoli templi rimangono nascosti alla frenesia e sbucano talvolta prendendo una strada secondaria. Dentro, si torna a respirare l’atmosfera tranquilla della collina, con gli incensi che vengono accesi e l’odore forte che riempie le narici. La calma e la tranquillità permettono di gestire la frenesia della grande macchina che fuori continua a vivere e produrre. È davvero interessante vedere gli anziani che si riuniscono in questi piccoli angoli di autenticità sopravvissuti.

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Capitai per caso al tempio di Wong Tai Sin. Dietro il tempio, nascosti alla vista, si aprono piccoli parlatoi animati di molte persone. Incuriosita, scoprii che lí si poteva ricevere una profezia sul proprio futuro. Ed ecco di nuovo la magia di questa città: tutto il progresso non aveva cancellato il desiderio di partecipare a una pratica culturale così antica. Decisi di ottenere anche io la mia profezia: bastava scuotere un contenitore di bastoncini fino all’uscita di uno, prendere il foglietto relativo al proprio bastoncino, e andare a farsi leggere la profezia. Ammetto che la mia fu piuttosto banale (forse sapere il cinese avrebbe aiutato), ma l’esperienza fu estremamente interessante. La fila delle persone desiderose di essere rassicurate sul proprio futuro era davvero gremita.

Un altro tempio degno di visita è rappresentato da quello buddista Chi Lin Nunnery, affacciato sul limitrofo Nan Lian Garden. Questo bellissimo giardino è davvero un’oasi di pace e tranquillità all’interno di una grande metropoli. Qui è possibile visitare una collezione di bonsai, o semplicemente passeggiare nel verde. All’interno si trova anche un luogo dove si può degustare una buona tazza di tè all’interno di una caratteristica struttura in legno dove il tempo sembra ancora quello di molti anni fa. Il rituale del tè, preparato da due gentili e garbate ragazze, può qui essere apprezzato in tutta la sua interezza, seduti a meditare di fronte al giardino e i suoi fiori.

Un altro luogo dove godere di una meravigliosa vista sulla natura è il Victoria Peak, raggiungibile anche con una funicolare dal centro di Hong Kong. Sebbene immerso nella natura e con un ottimo panorama, esso risulta però assai meno autentico delle zone naturistiche esterne, essendo invaso da turisti pronti a scattare foto dalle varie terrazze costruite apposta per godere della migliore vista possibile.

Infine, c’è un ultimo luogo che vale la pena di essere visitato. Il Ten Thousand Buddhas Monastery è davvero poco conosciuto e collocato in una posizione decentrata. Quello che caratterizza questo monastero è la presenza di una lunghissima scalinata per arrivare alla cima, dove il tempio è collocato. La scalinata è decorata, appunto, con diecimila rappresentazioni dorate del Buddha. Ammirare i mutevoli volti e sfaccettature di questa divinità aiuta davvero a rendere più piacevole la salita. In cima, la pace del tempio e la vista ripagano di tutte le fatiche.

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Quando dovetti lasciare questa città, me ne andai con sentimenti contrastanti.

Rimane la speranza che questo posto non perda mai i suoi tratti caratteristici, almeno all’interno dei templi e nelle zone collinari, che occupano in realtà uno spazio straordinariamente ampio del paese.

Così che l’autentica cultura asiatica possa sopravvivere in una bancarella, o in uno sbuffo di incenso, seppur inserita nella macchina, inarrestabile, del progresso.

 

Articolo di Federica Bisio

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Redazione Zaino in Viaggio

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