Esplorare Correndo: 2 Viaggi Paralleli In Poche Ore

È possibile viaggiare, esplorare correndo? Forse, chi non è mai stato “sulle proprie gambe” per una giornata intera, farà un po’ fatica a capire che sì, anche la corsa può essere vista come un modo per viaggiare.

C’è qualcosa di magico nel muoversi il più velocemente possibile con le proprie gambe per un lungo periodo di tempo. In questo articolo vorrei mettere in luce due viaggi paralleli che, chi ama la corsa, si trova a vivere ogni qualvolta allaccia le scarpe ed esce di casa.

esplorare correndo

Il viaggio là fuori

Il primo aspetto che si fa vivo è sicuramente il viaggio là fuori. Di fatto, correre è un’esperienza che riporta l’uomo alla coscienza di essere immerso in un mondo che è altro da lui. Sia chi corre lungo le strade della propria città che chi preferisce addentrarsi nei boschi selvaggi e salire sulle montagne più alte, prima o poi si è fermato, quasi colto da un’illuminazione: non siamo soli. Può sembrare incredibile forse, se si pensa al correre come un’attività essenzialmente individuale, ma è così.

Capita, a volte, di venir colti da quella sensazione di far parte di un qualcosa di più grande, di altro da sé. Il tutto, però, non per forza in una vena spirituale. Anzi, quando raggiungiamo i nostri limiti fisici, penso che la corsa abbia la capacità di farci apprezzare quanto materiale sia questo universo.

C’è chi parla di esperienze quasi “trascendentali”, ma personalmente non mi sono mai capitate. La maggior parte delle volte, come detto, si tratta di un diventare più coscienti di ciò che ci circonda, di assumere una prospettiva di immersione totale nella nostra vita. Solitamente, sono dei dettagli che si potrebbero anche ritenere banali, a farci sorprendere della bellezza di ciò che ci sta attorno. Personalmente, amo correre in mezzo alla natura, mi sembra il luogo più adatto per raggiungere la dimensione del viaggio. Talvolta, appunto, bastano un fiore che sbuca su un sentiero polveroso, una nuvola che fluttua in un cielo completamente azzurro o un panorama, per poter passare dal viaggio là fuori al viaggio qua dentro e, a mio modo di vedere, tutti gli sforzi sono ripagati quando avviene questo passaggio.

Il viaggio “qua dentro”

Il viaggio “qua dentro” è l’aspetto che più mi piace della corsa su lunghe distanze. Ha la capacità di dilatare il tempo facendo sembrare poche ore quasi una giornata intera. Non è sempre facile passare dal viaggio là fuori a quello qua dentro e non credo esista un modo per garantire che ciò avvenga in maniera sistematica. Personalmente mi capita quando arrivo ad un punto in cui il corpo è troppo stanco per proseguire, quando ciò che sta davanti ai miei occhi diventa meno straordinario, meno incredibile. Dopo 10 ore di panorami, penso sia comprensibile che non facciano più lo stesso effetto, no?

È in questi momenti che lo sguardo, qualche volta, si rivolge verso l’interno. Per sentire meno dolore e per andare avanti, spesso l’unica soluzione è cercare un luogo protetto dentro di noi. L’alternativa è ritirarsi dalla gara, anche se per molti runners ciò non rappresenta nemmeno un’opzione, specialmente durante una competizione per cui ci si è allenati a lungo.

esplorare correndo

Ha così inizio il viaggio qua dentro. Per quanto riguarda la mia esperienza, si tratta di un biglietto di sola andata. Se i panorami, i compagni incontrati lungo il cammino e i profumi dei prati che si sono attraversati rimangono, spesso ciò che viene vissuto nelle ultime ore di una corsa svanisce una volta che ci si ferma. Diventa difficile spiegare ciò che si è provato, perchè è come se non volesse più tornare là fuori. Penso che sia proprio questo che fa venire voglia di iscriversi subito alla prossima avventura e a quella dopo: questa voglia di tornare dentro, di tornare a vivere il viaggio qua dentro con la speranza di portarlo là fuori è ciò che spinge il runner a mettersi in gioco in continuazione.

Come cambiano i luoghi quando li si attraversa correndo?

Questa è una domanda che viene posta spesso ai corridori e a cui mi sono trovato a rispondere qualche volta. Innanzitutto, la corsa, se praticata con costanza, trasforma il modo di approcciare la distanza. Non è un caso che molti runners sappiano esattamente quanti chilometri distino il supermercato e il posto di lavoro. Insomma, dopo un po’ questa cosa del misurare il mondo con i tuoi piedi diventa parte integrante di ciò che sei.

Le distanze si accorciano, perchè vengono percorse più velocemente e questo può portare a situazioni bizzarre. Capita abbastanza spesso che i corridori siano in ritardo o in anticipo, perchè credono che la vita quotidiana si muova al ritmo di quando si allenano. Può sembrare strano, ma è una cosa alquanto comune.

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Si riesce davvero a godere dei paesaggi quando si corre?

Assolutamente sì. Non so che cosa pensino i corridori professionisti, ma personalmente mi capita spesso di fermarmi per respirare pienamente un panorama, per ascoltare il silenzio in cima a una montagna o per scattare una foto ricordo. È un aspetto che amo molto di questo sport e credo che aggiunga quella dimensione in più, quel qualcosa di particolare che fa mantenere viva la passione anche dopo tanti anni di allenamenti. In gara, chiaramente, le pause tendono ad essere ridotte al minimo, ma generalmente, almeno per me, i buoni propositi di competere per “fare il tempo” vengono spazzati via dalla prima vista spettacolare.

Credo che, specialmente quando non si “rischia” di arrivare primi, si perdano tante possibilità di godersi l’esperienza se ci si impone di non fermarsi per ammirare certi spettacoli. Ovviamente, un po’ di agonismo è sempre il benvenuto, ma dare il massimo non implica per forza il dover rinunciare all’aspetto del viaggio.

 

Insomma, viaggiare e correre credo che siano intimamente legati, soprattutto se si parla di corse su lunghe distanze. Come per un viaggio, anche durante una gara quello che conta non è l’arrivo, ma ciò che si prova mentre ci si avvicina alla meta.

 

di Daniel Zanatta

 

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