Couchsurfing: cos’è e come funziona

Era il lontano 2008 quando entrai per la prima volta a far parte di questa community. Stavo organizzando il mio viaggio alla scoperta delle sette meraviglie del mondo quando casualmente mi ritrovai su questo sito, al tempo ancora sconosciuto. Cercavo un modo per ottimizzare al massimo le spese e il Couchsurfing sembrava proprio fare al caso mio.

Abitanti del luogo che mettevano a disposizione gratis la loro casa.

Quale modo migliore per risparmiare il costo di una notte in hotel? Questo fu il motivo principale per il quale mi iscrissi al sito. Risparmiare.

Non immaginavo minimamente che sarei rimasto così tanto colpito dalla loro filosofia da ospitare viaggiatori sconosciuti perfino a casa mia.

L’idea venne a un ragazzo californiano di ritorno da un viaggio in Islanda. Nata nel 2004 come organizzazione senza scopo di lucro, oggi il Couchsurfing conta circa 6 milioni di iscritti in oltre 250 paesi. L’idea alla base è molto semplice e viene ripresa anche dallo stesso slogan del sito: “Stay with Locals and Meet Travelers”.

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Ma procediamo con ordine. Il primo incontro con un Couchsurfer avvenne in una gelida sera del Gennaio 2009 a casa di Lars, nella meravigliosa Copenaghen. Volevo provare sulla mia pelle questa esperienza per capire se potesse tornarmi utile durante il viaggio delle meraviglie che stavo preparando. All’inizio non fu facile, senza feedback positivi sul proprio profilo le persone tendono generalmente a non fidarsi, proprio come capita anche a me quando compro qualcosa su Internet o cerco un ristorante. La prima cosa che faccio è guardare sempre le recensioni. Ma questo non succede con i danesi, o almeno non con Lars, che decise di accogliermi nella sua casa senza particolari problemi. Aspettai davanti al portone diversi minuti prima di trovare il coraggio per citofonare all’indirizzo che mi aveva scritto nella mail. In quel momento tutte le mie convinzioni caddero tragicamente. Cosa ci facevo a Copenaghen davanti alla casa di uno sconosciuto? Ero davvero sicuro di voler fermarmi a dormire in casa sua? Mentre mi tormentavo con questi pensieri una folata di vento gelido venne in mio aiuto, facendomi trovare il coraggio di citofonare. Aspettai alcuni istanti che mi parvero eterni. Emozione, paura, novità, spavento, un sacco di emozioni continuavano ad alternarsi nella mia testa. Alla fine la porta si aprì e mi trovai faccia a faccia con un ragazzo alto dai capelli biondi, che mi invitò ad entrare in casa sua con un sorriso. Sua sorella, una ragazza dalla tipica bellezza danese, mi salutò dalla cucina dove stava preparando un tè caldo. Per rompere il ghiaccio iniziammo a parlare della città, mi consigliarono cosa vedere, dove fermarmi a mangiare e dove fare festa, facendomi sentire subito il benvenuto. Dopo circa mezz’ora passata in loro compagnia mi salutarono e uscirono a cena con i genitori, lasciandomi da solo in casa.

Avrei potuto prendere tutti gli oggetti di valore sparsi ovunque e sparire, loro difficilmente sarebbero riusciti a rintracciarmi, ma l’ospitalità, la fiducia e quel genuino sentimento di rispetto nei confronti di chi ti apre la porta della sua casa, del suo intimo mondo, non possono essere traditi. Su questo si basa la filosofia del Couchsurfing. Sul rispetto e sulla fiducia.

Da allora ho ospitato nella mia casa di Milano diverse persone tra cui una ragazza spagnola, un signore di Orlando di quasi cinquant’anni, due ragazze lituane e due gemelli americani di Las Vegas che vivevano e lavoravano nell’hotel Venice, quello con l’acqua e le gondole. Mi risposero che lavorare nella città più divertente di tutto il pianeta era comunque faticoso.

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Aumentando il numero di feedback positivi sul proprio profilo aumentano anche le possibilità di essere ospitato. Qualche anno dopo l’incontro con il ragazzo danese decisi finalmente di partire per il mio viaggio delle meraviglie sfruttando le potenzialità di questa comunità di viaggiatori. Sono stato ospite ad Amman in Giordania, a Sidney, a Bali e in molte località del Sud America, tra cui Brasile, Uruguay, Argentina, Cile, Perù e Colombia.

Quante volte mi sono sentito in pericolo o minacciato? Zero.

Quante di queste persone porto nel cuore e mi hanno fatto vivere un’esperienza indimenticabile? Quasi tutte! Forse è proprio questa la forza del Couchsurfing. Una sorta di selezione tra chi è curioso e vuole provare qualcosa di insolito e chi resta intrappolato nelle proprie paure.

Ma è realmente un sito sicuro? Generalmente si.

Solo due gli episodi di violenza registrati in questi anni. Uno a Leeds nel 2009 e l’altro nel 2014 a Padova. Tutto questo ha spinto i gestori ad intensificare le misure di sicurezza del sito.

Ma la regola base è di fare sempre affidamento sulle proprie sensazioni, soprattutto quando siete in viaggio.

Mi sono capitate anche strane richieste, tipo mail di gente disposta ad ospitare solo se dormivi nudo o magari in tre nello stesso letto, ma puoi tranquillamente rifiutare.

Entrando più nello specifico possiamo dire che la registrazione è gratuita, siete voi a decidere chi e quando ospitare, potrete offrirvi anche solo per prendere un caffè o conoscere gente del posto e, ovviamente, non c’è alcuno scambio di denaro.

Allora penserete che sia veramente possibile risparmiare viaggiando.

Volendo sì, ma generalmente io tendo a ricambiare l’ospitalità cucinando per il CS (abbiamo la fortuna di essere italiani e la nostra cucina è apprezzata praticamente ovunque), oppure uscendo a cena o a bere qualcosa e pagando il conto. E questo può costarti anche più di una notte in ostello. Ma il legame che instauri con le persone è completamente diverso, alcuni diventano veri amici proprio come Francy, una ragazza di Taiwan che mi ospitò durante il mio soggiorno a Pechino e che ospitai a casa mia quando lei decise di trasferirsi in Europa.

Nessuno ti obbliga a ricambiare l’ospitalità, la scelta finale è sempre la tua, ma è bello rivedere le stesse persone magari a distanza di anni.

La filosofia alla base di questa comunità di persone è lo scambio reciproco di esperienze, di cultura, e quale modo migliore di scoprire come vivono gli altri se non quello di entrare a contatto diretto con gli abitanti del luogo nella loro quotidianità?

Concludo dicendo che mi sento di suggerire a tutti il Couchsurfing, partendo proprio dalla ricerca di quella situazione unica che distingue noi viaggiatori dal comune turista, impossibilitato a scoprire le meraviglie nascoste di una città senza l’aiuto di un abitante locale.

Forse la via per un mondo migliore si trova proprio nella fiducia che riponiamo negli altri.

 

Articolo di Marco Tucci (autore di “L’ombra del Viaggiatore”, diario di viaggio sulla strada delle Meraviglie.)

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